il vantone
dal 25 ottobre al 13 novembre 2011


In scena al Teatro della Cometa dal 25 ottobre al 13 novembre 2011 | Dove siamo? |

Associazione Teatrale Pistoiese presenta

il vantone

di Pier Paolo Pasolini da Plauto

con Luca Giordana, Massimo Grigò, Roberta Mattei
Dario Mazzoli, Nicola Rignanese, Roberto Valerio

regia Roberto Valerio


Locandina PDF


Pasolini tradusse il Miles nel 1963, in sole tre settimane, su richiesta di Vittorio Gassman che aveva in progetto di portare sulle scene il testo di Plauto, ma l’allestimento non fu mai realizzato. Con la regia di Franco Enriquez il testo debuttò comunque nel novembre del ’63 al Teatro della Pergola di Firenze: nel cast, tra gli altri, Valeria Moriconi e Glauco Mauri. In seguito è stato allestito da Squarzina con Mario Scaccia e da Pino Quartullo con Arnoldo Foà.

La versione di Pasolini del celebre Miles Gloriosus è qualcosa di più di una semplice traduzione: è un rifacimento che attualizza l’universo plautino, traslando il contesto più che la parola del grande commediografo; o se si vuole una traduzione “artistica” che reinventa, inserisce personaggi popolari e di quartiere, concretizza un mondo fatto di macchiette creando un gioco teatrale parallelo a quello di Plauto. La pulsante vitalità del parlato rivive attraverso diversi livelli linguistici e stilistici: in primo luogo il dialetto, non quello ‘letterarizzato’ che troviamo in Ragazzi di vita e Una vita violenta, ma una sua forma mutuata dal Belli e poi mediata dal palcoscenico, dal variegato mondo dell’avanspettacolo.

 

 

scena Giorgio Gori
costumi Lucia Mariani
luci Emiliano Pona


Appunti per la regia

Il Vantone è la Roma dei raggiri, delle truffe, degli espedienti per sopravvivere, della lotta per riuscire a mangiare, dell’eterna lotta tra padrone e servo, o meglio tra signori e morti di fame…
È la Roma di borgata, Pietralata o il Prenestino, dove, per citare Pasolini, “la gente viveva nelle baracche-tuguri costruite sulla polvere brecciolosa e sparsa di sporcizie e di rifiuti (…) con intorno zella e sole, sole e zella (…), come una specie di città indigena con un odore così forte di merda di fogna che accorava…”.

È la Roma allegra del mascherino (garzone del fornaio) che “una volta era sempre, eternamente allegro: un’allegria vera che gli sprizzava dagli occhi. Se ne andava in giro per le strade fischiettando e lanciando motti. La sua vitalità era irresistibile. Era vestito molto poveramente: i calzoni rattoppati e addirittura spesse volte la camicetta uno straccio. Però tutto ciò faceva parte di un modello che nella sua borgata aveva un valore, un senso. Ed egli ne era fiero. Al mondo della ricchezza egli aveva da opporre un altro mondo altrettanto valido… È la Roma degli sbruffoni, dei raccontaballe, dei vantoni da bar che raccontano mirabolanti avventure prendendo spunto da piccoli episodi a volte pure inventati, di “quelli che se credeno capoccia, e a casa la moje je spacca la capoccia…”.

È la Roma musicale del dialetto. “Non avevo automobile quando scrivevo in dialetto (prima in friulano, poi in romano). Non avevo un soldo in tasca e giravo in bicicletta. Non si trattava solo di povertà giovanile. E in tutto il mondo povero intorno a me, il dialetto pareva destinato a non estinguersi che in epoche così lontane da parere astratte. L’italianizzazione dell’Italia pareva doversi fondare su un ampio apporto dal basso, appunto dialettale e popolare (e non sulla sostituzione della lingua pilota letteraria con la lingua pilota aziendale, com’è poi avvenuto). Fra le altre tragedie che abbiamo vissuto in questi ultimi anni, c’è stata anche la tragedia della perdita del dialetto, come uno dei momenti più dolorosi della perdita della realtà…”.

È la Roma dell'avanspettacolo negli anni del dopoguerra: “qualcosa di vagamente analogo al teatro di Plauto, di così sanguignamente plebeo, capace di dar luogo ad uno scambio altrettanto intenso, ammiccante e dialogante, fra testo e pubblico, mi pareva di poterlo individuare soltanto nell'avanspettacolo: Il mobilissimo volgare insomma, contagiato dalla volgarità, direi fisiologica, del capocomico...della soubrette...”.
Questi gli spunti a cui lo spettacolo si ispira, avendo come costante riferimento la filmografia pasoliniana (soprattutto Accattone, Mamma Roma, La ricotta, Che cosa sono le nuvole?) e gli interpreti dell’avanspettacolo italiano (da Petrolini ad Alberto Lionello, da Wanda Osiris a Delia Scala).

Roberto Valerio


Rassegna Stampa

“Nella bella, divertente messinscena di Roberto Valerio, (…) per uno spettacolo inventivo che fa assaporare tutti i gusti di uno scherzo che sa diventare affilato, ironico scherno. Da vedere”
Magda Poli, Corriere della Sera

“…intelligente e vivace allestimento del Vantone diretto e cointerpretato da Roberto Valerio (…) I sette eccellenti interpreti vestiti di stracci la portano avanti coi grevi ammiccamenti del caso e grande spasso del pubblico.”
Masolino D’Amico, La Stampa

“… se pensate a Pasolini come a qualcosa di noioso, intellettualistico e difficile, ricredetevi… il primo plauso va fatto a Roberto Valerio, che de Il Vantone firma, oltre che una regia decisa e di sicuro effetto, agile e curata, anche un’ottima prova attoriale… Ma, come sempre accade in uno spettacolo riuscito, è la compagnia tutta a meritare gli applausi. “
Luca Vido, Il Giorno

“ … Caduto nel dimenticatoio, adesso a rilanciare con eccellente risultato è il giovane e ben accreditato regista Roberto Valerio (…) Affronta il testo come se fosse un piccolo classico e lo immerge in una sorta di atemporalità. Ben riuscendo a equilibrare e il registro naturalistico e quello comico (…)
Domenico Rigotti, Avvenire

“ … Invece la regia di Roberto Valerio riesce a distinguere il plebeo dal rozzo, il popolare dallo sgangherato. (…) In scena lavorano tutti bene, a volte benissimo …”
Marcantonio Lucidi, Left

 

 

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