IL MIO NOME E’ MILLY

recital in due tempi di e con Gennaro Cannavacciuolo

pianoforte Dario Pierini, sax-contralto Andrea Tardioli, violoncello Francesco Marquez

produzione Elsinor

In questo spettacolo, Gennaro Cannavacciuolo è un narratore che canta la vita privata ed artistica di Milly. Il recital, in due tempi, traccia una biografia con le canzoni più emblematiche della cantante-attrice piemontese, dove ogni canzone è stata scelta per sottolineare un momento significativo della sua vita e della sua carriera. In un quadro scenografico elegante, con luccichii da sera sul nero dominante, composto da gigantografie che ritraggono vari momenti della vita di Milly e che Gennaro Cannavacciuolo fa ruotare nei momenti clou della narrazione, si parte con il varietà degli Anni 20, sulle note di Era nata a Novi, Le rose rosse, Donne e giornali e Mutandine di chiffon. Si narra poi del flirt tra Milly ed il Principe Umberto, ma anche dell’amore disperato di Cesare Pavese che la cantante mai potè ricambiare e da cui ricevette lettere infuocate. Si prosegue con le note di Parlami d’amore Mariù, che sottolineano l’incontro con Vittorio De Sica da cui sfocerà un’eterna amicizia.

Un revival del periodo francese evocato da Mon manàge à moi e Paris canaille chiude il primo tempo. Il cavallo di battaglia Si fa ma non si dice apre il secondo tempo ed introduce l’incontro con Strehler, raccontato e cantato attraverso alcune delle canzoni più significative di Brecht, quali la Ballata della schiavitù sessuale, Surabaya Johnny e la Ballata di Mackie Messer. Quindi un brano recitato dell’Istruttoria di Peter Weiss (processo di Auschwitz a Francoforte), testo che Milly interpreter per la prima volta in Italia con grande successo. Lo spettacolo continua con l’incontro fortunato con Filippo Crivelli che creerà per lei i famosi recital nei quali Milly, oltre a cantare il repertorio brillante del varietà, introdurrà quello di Brecht-Weill ed i testi più significativi dei cantautori e musicisti degli anni 60-70, quali Endrigo, Lauzi, De Andrè, Aznavour e Piazzolla, qui riproposti in un’intensità crescente.

Milly ha cantato molte canzoni da uomo, e l’averle riprese è stato per Cannavacciuolo una sorta di ricollocazione in situ, con protervia, rispetto e profonda umiltà. L’astrazione è, per me, il grande distintivo di questo artista che si esprime con il canto e la recitazione. Gennaro Cannavacciuolo abita un luogo misterioso ai confini tra l’astrazione e l’emozione. E’ capace di cantare con un’estrema cura ed attenzione, nelle parole e nel porgerle. L’incontro tra Gennaro Cannavacciuolo e Milly offre risultati straordinari. Cannavacciuolo abita il presente come trasognato fingendo una distrazione che è un ricamo, o uno sberleffo, come quelli di cui erano capaci Totò, Eduardo e, l’ultimo, Massimo Troisi.

La Repubblica, Alvise Sapori

Spettacoli stagione 2017-2018